NON SIAMO UNA TRIBU'
Non considero gli attuali amministratori come dei miei nemici; loro sì, evidentemente. Non ritengo possibile, pero’, – e non ci sono ragioni che tengono – che qualche capofamiglia possa amministrare questa comunità da tre decenni, come se fossimo una tribù. A me, personalmente, non pesa né il cognome della famiglia, né le famiglie che gli girano intorno, né i faccendieri e né i servitori; a me non piace il loro modus operandi. E non posso pretendere il mio silenzio, sebbene – v’assicuro – ci abbiano provato con tutti gli strumenti a loro disposizione, leciti e non leciti! E non capisco il fatto che sto sulle palle a qualcuno: solo perché ho il coraggio (sì, il coraggio!) di dire le cose come stanno? Solo perché sono stufo di assistere all'impoverimento socio-economico e culturale del mio paese? Solo perché ho narrato storie di chi grazie alla politica ha ottenuto vantaggi in termini di crescita personale e professionale? Solo perché non voglio morire di rassegnazione? Forse avrei dovuto, conclusasi la scorsa campagna elettorale, rispettare la prassi: starmene buono a casa, adulare qualche sedicente politico, semmai chiedendo ed ottenendo pure qualche favore, e poi rindossare i panni di chi vuole osteggiare questa Amministrazione, come fanno tutti. No, non ce l’ho fatta. La verità è che nemmeno ci ho provato. E ne sono orgoglioso.